di Matteo Zola

Cosa sta succedendo in Ungheria? e come gli eventi magiari possono ripercuotersi in Europa? Budapest è oggi la capitale di un piccolo Paese, spesso ai margini della vita politica internazionale, ma non è sempre stato così e l’antica grandezza ha lasciato residui di grandeur su cui oggi è facile erigere politiche di stampo nazionalistico. Per comprendere i fatti di queste settimane, legati all’approvazione della nuova Costituzione, è necessario fare un passo indietro.
Un anno fa, nell’aprile 2010, si sono tenute le elezioni parlamentari. Tutti abbiamo salutato la vittoria di Fidesz come l’avvento di un partito giovane, europeo, più adatto a farsi interprete dei tempi nuovi rispetto al vecchio e polveroso governo socialista, protagonista di corruttele e legato al passato comunista. Il nuovo premier, Viktor Orban, prometteva ci cambiare il Paese. Fino a quel momento unico elemento di preoccupazione fu Jobbik, partito d’ispirazione fascista che si riferisce al mito della Grande Ungheria con forti connotazioni antisemite, che infine ottenne il 12% dei consensi. In generale Jobbik si fa portavoce dele istanze degli ungheresi d’oltre confine, in Romania, Slovacchia e Croazia, tagliati fuori dai confini del nuovo stato dopo che la Grande Ungheria fu ridimensionata a seguito della Prima guerra mondiale. Paradossalmente la Grande Ungheria, e il regno ungherese dalle origini, fu sempre multiculturale – una scelta obbligata vista l’indifendibilità dei suoi confini – e per questo patria ideale per molte minoranze in fuga, tra cui gli ebrei.

