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marzo 21, 2012

Quando Berlino guadagna dalla crisi

di Kaspar Hauser

Due tendenze sembrano farsi strada in Europa, da un lato l’affermazione di una leadership tedesca che rischia di svuotare di senso l’Unione Europea, nata per sancire la solidarietà tra gli stati del vecchio continente; dall’altro la tendenza ad affermare un nazionalismo economico come reazione al mostro finanziario e alla tecnocrazia che tutto, secondo costoro, divora.

dicembre 26, 2011

La svolta populista e i pericoli per l’Europa, il caso ungherese

di Matteo Zola

Cosa sta succedendo in Ungheria? e come gli eventi magiari possono ripercuotersi in Europa? Budapest è oggi la capitale di un piccolo Paese, spesso ai margini della vita politica internazionale, ma non è sempre stato così e l’antica grandezza ha lasciato residui di grandeur su cui oggi è facile erigere politiche di stampo nazionalistico. Per comprendere i fatti di queste settimane, legati all’approvazione della nuova Costituzione, è necessario fare un passo indietro.

Un anno fa, nell’aprile 2010, si sono tenute le elezioni parlamentari. Tutti abbiamo salutato la vittoria di Fidesz come l’avvento di un partito giovane, europeo, più adatto a farsi interprete dei tempi nuovi rispetto al vecchio e polveroso governo socialista, protagonista di corruttele e legato al passato comunista. Il nuovo premier, Viktor Orban, prometteva ci cambiare il Paese. Fino a quel momento unico elemento di preoccupazione fu Jobbik, partito d’ispirazione fascista che si riferisce al mito della Grande Ungheria con forti connotazioni antisemite, che infine ottenne il 12% dei consensi. In generale Jobbik si fa portavoce dele istanze degli ungheresi d’oltre confine, in Romania, Slovacchia e Croazia, tagliati fuori dai confini del nuovo stato dopo che la Grande Ungheria fu ridimensionata a seguito della Prima guerra mondiale. Paradossalmente la Grande Ungheria, e il regno ungherese dalle origini, fu sempre multiculturale – una scelta obbligata vista l’indifendibilità dei suoi confini – e per questo patria ideale per molte minoranze in fuga, tra cui gli ebrei.

ottobre 26, 2010

“Con l’Europa guariremo dal male del nazionalismo”, riflessioni per una Serbia europea

di Jasmina Tesanovic

EDITORIALE – È una data storica per la Serbia: la candidatura del governo pro-europeo serbo a far parte dell’Europa Unita è stata accettata. Anche se passerannodiversi anni prima che la Serbia diventi membro della Ue anche ufficialmente, da oggi la vita per noi cittadini serbi cambierà radicalmente. Già un anno fa, quando è stato abolito il visto Schengen le cose sono cambiate: alle frontiere, nelle banche europee, perfino nei tram in Italia, quando i controllori ti chiedono il documento personale. Dopo l’esperienza ventennale di sanzioni, isolamento e crimine legalizzato la Serbia è alla porta dell’Unione, della fortezza della democrazia occidentale con i suoi standard di leggi sul razzismo, sul sistema giudiziario, monetario, sui diritti umani, sui crimini di guerra ecc.