marzo 21, 2012
di Davide Denti

La sede della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, a Strasburgo.
“L’Unione Europea accede alla Convenzione Europea per la salvaguardi dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali”, statua perentorio l’articolo 6 del rinnovato Trattato sull’Unione. Ma a tre anni dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l’articolo 6 resta inattuato. Certo, non si tratta di un compito semplice: non si è mai vista una integrazione tra due organizzazioni internazionali separate (l’UE e il Consiglio d’Europa, organizzazione “madre” della CEDU), in cui l’UE entrerebbe a far parte in parità con i propri stessi stati membri. Ma le questioni tecniche sono manna per i giuristi, e così già a fine 2011 era pronto un progetto di strumento giuridico per finalizzare l’adesione. Passa Natale, arriva il 2012, eppure nulla si muove. Leggi il resto dell’articolo
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gennaio 4, 2012
di Matteo Zola

Che cosa esce dal vertice fiume di Bruxelles, durato ben undici ore, e conclusosi nella mattinata di oggi? Esce che l’Europa è sempre quella “vecchia”, con unaGermania quale potenza continentale, una Francia antagonista e partner che ne bilancia la leadership, una Gran Bretagna che chiusa nella sua isola mal sopporta un incremento del potere franco-tedesco, un’Italia che si crede importante, e tanti piccoli stati che si allineano a seconda degli interessi economici in campo. Esce però anche un’Europa “nuova”, che getta le basi per una reale unità politica. Ma queste sono considerazioni – mi si dirà – buone per il caffé della domenica. E siamo solo a venerdì. Cerchiamo dunque di capire in cosa consiste l’accordo (il fiscal compact, come l’aveva battezzato Mario Draghi) e quali possano essere, al di là delle contrapposizioni di cui sopra, le conseguenze per l’Europa e per il nostro futuro.
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gennaio 4, 2012
di Kaspar Hauser

L’accordo per la recessione europea
Dio salvi la regina e benedica il suo primo ministro. Per chi ancora non è suddito di Elisabetta, vale la pena affrettarsi. L’Unione Europea corre veloce verso la germanizzazione e per quelli che tedeschi non sono, ci vuole una bella pacca sulla spalla come quella che Cameron ha dato a un sempre vanesio Sarkozy. E tanta fortuna. Quello che esce da Bruxelles non è un Trattato per la nuova Europa, più unita, più politica, più forte. E’ solo un patto fiscale che stringe il controllo sulle manovre di bilancio nazionali. Questo comporterà austerity contemporanee in tutti i paesi, ponendo le premesse per una depressione su scala continentale. Inoltre vengono nuovamente accantonati gli Eurobond – invisi alla Germania – a favore del potenziamento del Meccanismo di stabilità europeo (Esm) il quale, però, non sarà collegato alla Bce facendo della banca centrale europea un re senza terra – come Germania desiderava.
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gennaio 3, 2012
di Giulia Spiaggi

da Eurobull*
La leadership tedesca
La necessità di una riforma istituzionale e di un nuovo trattato per salvare l’euro e rafforzare politicamente ed economicamente l’Eurozona è ormai all’ordine del giorno nell’Unione europea. Ma istituzioni europee, governi nazionali e partiti hanno opinioni diverse sia riguardo all’ampiezza di tali riforme sia riguardo al metodo e agli strumenti con i quali realizzarle.
In questo contesto, la Germania, per il suo ruolo di leadership economica e politica nel processo in corso, rimane il quadro da seguire con la massima attenzione. Qui il dibattito è aperto, come dimostra anche il congresso della CDU appena conclusosi; e uno dei punti su cui sembrano convergere i politici di ogni corrente è la richiesta di una nuova convenzione europea per superare la crisi. La convenzionedovrebbe essere composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, deigoverni, del Parlamento europeo e della Commissione, e dovrebbe avere l’incarico di riformare gli attuali trattati nel più breve tempo possibile. Infatti in Germania molti sono consapevoli che la crisi dell’euro potrebbe presto diventare crisi dell’Unione europea e che quindi dei passi istituzionali sono assolutamente necessari.
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