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gennaio 3, 2012

Proposte tedesche per l’integrazione europea

di Giulia Spiaggi

da Eurobull*

La leadership tedesca

La necessità di una riforma istituzionale e di un nuovo trattato per salvare l’euro e rafforzare politicamente ed economicamente l’Eurozona è ormai all’ordine del giorno nell’Unione europea. Ma istituzioni europee, governi nazionali e partiti hanno opinioni diverse sia riguardo all’ampiezza di tali riforme sia riguardo al metodo e agli strumenti con i quali realizzarle.

In questo contesto, la Germania, per il suo ruolo di leadership economica e politica nel processo in corso, rimane il quadro da seguire con la massima attenzione. Qui il dibattito è aperto, come dimostra anche il congresso della CDU appena conclusosi; e uno dei punti su cui sembrano convergere i politici di ogni corrente è la richiesta di una nuova convenzione europea per superare la crisi. La convenzionedovrebbe essere composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, deigoverni, del Parlamento europeo e della Commissione, e dovrebbe avere l’incarico di riformare gli attuali trattati nel più breve tempo possibile. Infatti in Germania molti sono consapevoli che la crisi dell’euro potrebbe presto diventare crisi dell’Unione europea e che quindi dei passi istituzionali sono assolutamente necessari.

dicembre 13, 2011

Eurobonds e Stati Uniti d’Europa, fra tolemaici e copernicani

di Simone Vannuccini

da Eurobull

Non è facile essere tolemaici quando inizia l’era copernicana. Per questo motivo in Europa emergono contraddizioni figlie più delle scelte politiche che dell’azione dei mercati; la variazione degli spreads sul rendimento dei titoli di debito pubblico rappresenta il meccanismo disciplinante più importante per le economie europee, ha detto recentemente Wolfagang Schäuble, ministro delle finanze tedesco, mentre contemporaneamente ribadiva la necessità di un’unità sempre più stretta fra i Paesi europei. Entrambi gli argomenti sono corretti, anche se all’apparenza sembrano scontrarsi l’un con l’altro: il rialzo dei tassi d’interesse sul debito è senza dubbio l’indicatore della divergenza e del gap esistente fra i diversi “rischio-paese” in Europa, ed è anche l’unità di misura della scommessa contro la tenuta della vacillante costruzione europea. Allo stesso modo è evidente che dalla crisi si esce con più – e non con meno – Europa: i “costi della non-Europa” sarebbero troppo alti, anche per la Germania, così legata a doppio filo (esportazioni e intrecci bancari) ai suoi partner e compagni di viaggio del Vecchio continente. Un primo assaggio di questi costi è la correzione al ribasso delle stime di crescita “cinese” del PIL tedesco. È necessaria più Europa, quindi, per uscire dalla crisi. Peccato che la definizione precisa di cosa significhi “più Europa” resti ancora avvolta dall’incertezza.