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giugno 14, 2011

Debtocracy, quando più del debito sono odiose le prospettive

di Filip Stefanović

Qui per vedere Debtocracy.

Il Guardian l’ha definito il “samizdat del debito greco”Debtocracy, film documentario di due giornalisti, Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou, è stato prodotto in proprio con circa 8000 euro, ma, distribuito gratuitamente su internet, ha raggiunto in pochi mesi più di un milione di visualizzazioni, venendo anche trasmesso da diverse reti televisive greche locali e proiettato nelle piazze. Al momento è il must see per chiunque, in Grecia e no, voglia discutere del suo debito. Per nulla imparziale, il film vuole trasmettere pochi, chiari messaggi: le colpe dell’euro nell’indebolimento delle economie periferiche dell’Unione, lo sciacallaggio delle banche e la responsabilità del FMI nell’aggravarsi della situazione sociale greca e nella sua fattuale perdita di sovranità, l’idea che il debito contratto dalla Grecia sia in realtà odioso, e quindi il paese non obbligato ad onorarlo, con un parallelo nella storia recente dell’Argentina e dell’Ecuador.

Di indubbio impatto visivo e provocatorio, Debtocracy offre certamente svariati argomenti di riflessione, benché diversi dei punti toccati siano stati eccessivamente banalizzati, altre questioni lasciate invece in sospeso, o liquidate in maniera tutt’altro che definitiva.

maggio 20, 2011

Serbia, se l’Europa chiude le porte di Schengen è tutta colpa degli zingari

di Filip Stefanović

Da qualche settimana in Serbia aleggia in televisione e sulla carta stampata lo spettro di un possibile ritiro di Serbia e Macedonia dalla lista bianca di Schengen, che dal dicembre 2009 consente il libero transito ai cittadini di questi due stati balcanici per i paesi dell’Unione europea aderenti al trattato, per un massimo di 90 giorni all’anno.

La brutta notizia è stata data dalla slovena Tanja Fajon, rappresentante presso il Parlamento europeo, in un’intervista per il giornale di Belgrado Večernje Novosti il 7 maggio scorso. Le ragioni risiedono nel numero eccessivo di richiedenti asilo, che arrivando nei paesi dell’UE grazie alle frontiere aperte, lì tentano di restare. Ad essere maggiormente interessati dal fenomeno sono paesi come Germania, Svezia, Belgio e Lussemburgo.  Ed è stato proprio il Belgio a lanciare l’allarme, con una lettera ufficiale indirizzata alla Commissione europea, lamentandosi del fenomeno: da quando è stato abolito il regime dei visti, in media, 200 cittadini serbi al mese hanno richiesto asilo, senza peraltro averne i requisiti in quanto provenienti da un paese ritenuto sicuro ed in regime di democrazia, mentre i fattori economici non hanno peso sull’eventuale concessione dello stesso. La crisi si è acuita in questi mesi a causa dellaforte ondata di immigrati dai paesi dell’Africa settentrionale, che ha alzato il livello di guardia e irrigidito le posizioni dei paesi Schenghen, preoccupati da un – ipotetico – afflusso anomalo di stranieri.