di Luca Bistolfi

Adopero la forma della lettera aperta, rivolta a te e a tutti i lettori e collaboratori di EaST Journal, per affrontare lo spinoso argomento dell’Europa politica ed economica, in modo da non crearti soverchi imbarazzi. In questo momento sono un semplice lettore.
Il mio sostanziale antieuropeismo non è la singola posizione di un giornalista politicamente scorretto. Sono infatti in bella compagnia.
È un peccato che non sia più in vita Mario Spataro, battagliero storico morto cinque anni fa, autore d’importanti e documentati saggi su diverse questioni. Spataro è noto per essersi occupato del caso Priebke e di via Rasella; ma uno dei suoi libri più interessanti e validi è senz’altro Il bavaglio europeista (ed. Settimo Sigillo). Se oggi fosse vivo, Spataro inorridirebbe nel vedere quanto peggiorata sia l’Europa sotto l’aspetto del diritto di critica e di ricerca. Il suo saggio, rapido ma densissimo, non fece altro che descrivere l’allora stato dell’arte e vagamente preconizzare i successivi nodi e infittimenti del bavaglio.
Ma Spataro, ahi lui, era considerato un fascista, e, peggio, un nazista. Ha preso le difese di Priebke (non dal punto di vista ideologico bensì storiografico e giudiziario) e ha ripulito, in via definitiva, la squallida faccenda di via Rasella e delle cave (non fosse, vi prego!) Ardeatine dal lerciume che per decenni si è addensato su quegli episodi. Spataro ha anche scritto un commento al libro di Norman Finkelstein, L’industria dell’Olocausto. Per via di queste posizioni, sappiamo che nella democratica e liberale nostra Patria, e in questa Europa, egli non ha diritto di cittadinanza. E infatti nessuno ne parla, se non in ambienti “di fogna”.


