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dicembre 29, 2011

Europeizzazione dei Balcani o balcanizzazione d’Europa?

di Vittorio Filippi

Schematicamente abbiamo di fronte tre strade possibili. La prima: i Balcani finalmente “smettono di fare i Balcani” (insomma cessano di produrre “troppa storia”, parafrasando Churchill) perchè vengono progressivamente metabolizzati da una efficace integrazione europea. Seconda opzione: l’Europa, troppo indaffarata con i suoi cogenti problemi politico-finanziari, molla i Balcani al loro destino, con il rischio che questi ritornino ad essere quell’”Europa selvaggia” descritta nel passato dai temerari occidentali che si avventuravano in quelle lande. Infine – terza possibilità – il modello Balcani paradossalmente vince, nel senso che è l’Europa a balcanizzarsi fratturandosi in mille rissosità nazionali (se non nazionalistiche). Leggi il resto dell'articoloOvviamente la terza soluzione (si fa per dire) è esattamente l’opposta della prima. Ma il punto è che se nel periodo che va dai trionfalismi un po’ naif seguiti alla caduta del muro di Berlino fino all’altro ieri l’opzione numero uno sembrava quella facilmente vincente, oggi quest’ultima si scolora, perde credibilità ed appeal lasciando spazio alle opzioni numero due e numero tre. Due strade altamente rischiose, soprattutto la terza che sembrerebbe perfino ricalcare, nel suo decostruire ottuso, un tremendo deja vuquello jugoslavo di appena vent’anni fa.

maggio 20, 2011

Serbia, se l’Europa chiude le porte di Schengen è tutta colpa degli zingari

di Filip Stefanović

Da qualche settimana in Serbia aleggia in televisione e sulla carta stampata lo spettro di un possibile ritiro di Serbia e Macedonia dalla lista bianca di Schengen, che dal dicembre 2009 consente il libero transito ai cittadini di questi due stati balcanici per i paesi dell’Unione europea aderenti al trattato, per un massimo di 90 giorni all’anno.

La brutta notizia è stata data dalla slovena Tanja Fajon, rappresentante presso il Parlamento europeo, in un’intervista per il giornale di Belgrado Večernje Novosti il 7 maggio scorso. Le ragioni risiedono nel numero eccessivo di richiedenti asilo, che arrivando nei paesi dell’UE grazie alle frontiere aperte, lì tentano di restare. Ad essere maggiormente interessati dal fenomeno sono paesi come Germania, Svezia, Belgio e Lussemburgo.  Ed è stato proprio il Belgio a lanciare l’allarme, con una lettera ufficiale indirizzata alla Commissione europea, lamentandosi del fenomeno: da quando è stato abolito il regime dei visti, in media, 200 cittadini serbi al mese hanno richiesto asilo, senza peraltro averne i requisiti in quanto provenienti da un paese ritenuto sicuro ed in regime di democrazia, mentre i fattori economici non hanno peso sull’eventuale concessione dello stesso. La crisi si è acuita in questi mesi a causa dellaforte ondata di immigrati dai paesi dell’Africa settentrionale, che ha alzato il livello di guardia e irrigidito le posizioni dei paesi Schenghen, preoccupati da un – ipotetico – afflusso anomalo di stranieri.

ottobre 26, 2010

“Con l’Europa guariremo dal male del nazionalismo”, riflessioni per una Serbia europea

di Jasmina Tesanovic

EDITORIALE – È una data storica per la Serbia: la candidatura del governo pro-europeo serbo a far parte dell’Europa Unita è stata accettata. Anche se passerannodiversi anni prima che la Serbia diventi membro della Ue anche ufficialmente, da oggi la vita per noi cittadini serbi cambierà radicalmente. Già un anno fa, quando è stato abolito il visto Schengen le cose sono cambiate: alle frontiere, nelle banche europee, perfino nei tram in Italia, quando i controllori ti chiedono il documento personale. Dopo l’esperienza ventennale di sanzioni, isolamento e crimine legalizzato la Serbia è alla porta dell’Unione, della fortezza della democrazia occidentale con i suoi standard di leggi sul razzismo, sul sistema giudiziario, monetario, sui diritti umani, sui crimini di guerra ecc.