di Gustavo Zagrebelsky*

“Ognuno di noi è dunque la metà di un umano segato a mezzo, due pezzi da uno solo, in cerca dell’altra metà”, così scriveva Platone nel Simposio narrando di esseri primordiali – forse piuttosto mostruosi ai nostri occhi – che partecipavano del maschio e della femmina. Questi esseri erano potentissimi e superbi tanto da attentare agli Dei, per questo Zeus li punì dividendoli. La parola “simbolo” deriva dal latino symbolum ed a sua volta dalgreco súmbolon (dalle radici sym-, “insieme” e bolḗ, “un lancio”), avente il significato approssimativo di “mettere insieme” due parti distinte. Nell’antichità il simbolo era appunto una pietra o un osso che, spezzato, sanciva un patto. Il perfetto combaciare delle due parti testimoniava l’esistenza di un accordo. Il simbolo, quindi, compone l’unità. Le parti si riconoscono sotto il simbolo. L’anello è simbolo, promessa di unità, fede comune, unione delle parti. Senza simbolo sembra che manchi la cosa.
I simboli sono oggetti materiali che rimandano a cose diverse in cui i distinti si uniscono in una forza spirituale che Platone chiamava “eros”. Questo vale anche per la politica.


