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dicembre 13, 2011

Eurobonds e Stati Uniti d’Europa, fra tolemaici e copernicani

di Simone Vannuccini

da Eurobull

Non è facile essere tolemaici quando inizia l’era copernicana. Per questo motivo in Europa emergono contraddizioni figlie più delle scelte politiche che dell’azione dei mercati; la variazione degli spreads sul rendimento dei titoli di debito pubblico rappresenta il meccanismo disciplinante più importante per le economie europee, ha detto recentemente Wolfagang Schäuble, ministro delle finanze tedesco, mentre contemporaneamente ribadiva la necessità di un’unità sempre più stretta fra i Paesi europei. Entrambi gli argomenti sono corretti, anche se all’apparenza sembrano scontrarsi l’un con l’altro: il rialzo dei tassi d’interesse sul debito è senza dubbio l’indicatore della divergenza e del gap esistente fra i diversi “rischio-paese” in Europa, ed è anche l’unità di misura della scommessa contro la tenuta della vacillante costruzione europea. Allo stesso modo è evidente che dalla crisi si esce con più – e non con meno – Europa: i “costi della non-Europa” sarebbero troppo alti, anche per la Germania, così legata a doppio filo (esportazioni e intrecci bancari) ai suoi partner e compagni di viaggio del Vecchio continente. Un primo assaggio di questi costi è la correzione al ribasso delle stime di crescita “cinese” del PIL tedesco. È necessaria più Europa, quindi, per uscire dalla crisi. Peccato che la definizione precisa di cosa significhi “più Europa” resti ancora avvolta dall’incertezza.

luglio 11, 2011

Parlando di default qualcuno dice Italia. Ma cos’è questa crisi?

di Matteo Zola

Arriva comoda comoda in traghetto, da Santorini o Mikonos, oppure a bordo di una vecchia Fiat Tipo imbarcata al porto di Patrasso. Ma il grosso, il peggio, sta arrivandosu barconi di fortuna, in preda ai flutti dell’Egeo, e non basterà sparargli addosso una volta in vista delle nostre coste. Così, mentre sul tavolo dell’Eurogruppo per la prima volta si discute di possibile default greco, la “crisi del debito” sta arrivando in Italia. Una panzana, dirà qualcuno, le nostre banche sono solide, il nostro debito non è estero. Può darsi, fatto sta che se si punta bene il cannocchiale la si vede arrivare – la crisi -  in sella al Mediterraneo.

giugno 14, 2011

Debtocracy, quando più del debito sono odiose le prospettive

di Filip Stefanović

Qui per vedere Debtocracy.

Il Guardian l’ha definito il “samizdat del debito greco”Debtocracy, film documentario di due giornalisti, Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou, è stato prodotto in proprio con circa 8000 euro, ma, distribuito gratuitamente su internet, ha raggiunto in pochi mesi più di un milione di visualizzazioni, venendo anche trasmesso da diverse reti televisive greche locali e proiettato nelle piazze. Al momento è il must see per chiunque, in Grecia e no, voglia discutere del suo debito. Per nulla imparziale, il film vuole trasmettere pochi, chiari messaggi: le colpe dell’euro nell’indebolimento delle economie periferiche dell’Unione, lo sciacallaggio delle banche e la responsabilità del FMI nell’aggravarsi della situazione sociale greca e nella sua fattuale perdita di sovranità, l’idea che il debito contratto dalla Grecia sia in realtà odioso, e quindi il paese non obbligato ad onorarlo, con un parallelo nella storia recente dell’Argentina e dell’Ecuador.

Di indubbio impatto visivo e provocatorio, Debtocracy offre certamente svariati argomenti di riflessione, benché diversi dei punti toccati siano stati eccessivamente banalizzati, altre questioni lasciate invece in sospeso, o liquidate in maniera tutt’altro che definitiva.